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Il potenziale nascosto dell’inclusione: un’opportunità da cogliere

Nessuno dubita dell’urgenza di mettere in campo strategie per affrontare i temi relativi a DE&I, ma le risposte fornite dalle aziende sono davvero orientate alla creazione di valore? Come sfruttare le sinergie tra diversità, equità e inclusione a favore della trasformazione di business ed evitare il rischio di “pinkwashing”?

I risultati della prima edizione della nostra ricerca in collaborazione con Afuture in anteprima sulle pagine del Sole 24 Ore.

Trasformare il contesto lavorativo in uno spazio aperto al dialogo e all’inclusione, capace di coniugare le esigenze produttive e le caratteristiche peculiari delle persone, è ormai un tema urgente all’ordine del giorno nell’agenda di imprese e organizzazioni.

Mentre l’impegno sulla diversità è assodato – e sulla parità di genere in particolare – l’inclusione è, invece, una scelta che richiede coraggio, un cambiamento di prospettiva che implica necessariamente un ripensamento radicale di visione, iniziative e strategie comunicative. Una sfida avvincente, che non tutte le aziende, e non tutti i leader aziendali, hanno però messo a fuoco.

In un mercato affollato e competitivo, inevitabilmente segnato dalle conseguenze della pandemia e dall’arrivo di nuovi obblighi e certificazioni, il rischio è, infatti, quello di scivolare in generiche dichiarazioni di intenti e in azioni che di incisivo e lungimirante hanno poco o nulla, dettate unicamente da scopi reputazionali.

Come evitare, dunque, l’effettivo rischio di pinkwashing e affrontare concretamente un tema che riguarda ognuno di noi nei suoi comportamenti quotidiani? Come costruire percorsi animati dalla consapevolezza dell’enorme potenziale insito in una cultura aziendale orientata non solo al raggiungimento di una giusta rappresentazione delle diversità, ma soprattutto della loro piena inclusione?

Per stimolare questa discussione, abbiamo deciso di esaminare le strategie, le prassi e la comunicazione di 50 tra le più grandi imprese italiane in termini di occupazione diretta. L’obiettivo? Cercare di capire quanto i protagonisti dello scenario produttivo del nostro Paese siano in grado di valorizzare la sinergia tra diversità, equità e inclusione, non nell’ottica di stilare una classifica, ma di aprire uno spazio di confronto, in cui innescare processi graduali e concreti di trasformazione.

I risultati in sintesi

La prima edizione della nostra ricerca – Il potenziale nascosto dell’inclusione – ha messo in luce l’impegno dimostrato da molte aziende nella promozione di progetti e iniziative a favore di una maggiore integrazione delle diversità: il 68% delle imprese considerate ha, infatti, avviato programmi di formazione in materia di DE&I, mentre le realtà più all’avanguardia stanno perseguendo strategie in cui l’inclusione si configura come leva a supporto dell’innovazione, della trasformazione aziendale e della crescita sostenibile.

Al contempo, lo studio ha evidenziato non poche lacune nella capacità di fissare obiettivi specifici, misurarli e inserirli in una visione strategica a lungo termine.

Tutte le aziende con obiettivi in ambito DE&I – tranne una – presentano almeno un obiettivo in tema di diversità, con una netta predominanza di target riferiti all’aumento della presenza femminile all’interno dei consigli di amministrazione. Ciononostante, il fatto che circa la metà di queste stesse imprese si ponga obiettivi capaci di andare anche oltre la questione di genere – come quelli relativi alla diversità di provenienza geografica, di formazione accademica o di natura anagrafica – è comunque incoraggiante.

Ancora più basso è il numero delle imprese che presentano obiettivi specifici riferiti a equità e inclusione. Nel primo caso, in cui è coinvolto circa un terzo del campione,  l’attenzione risulta perlopiù incentrata sul gender pay gap. Solo 1 azienda su 4 fissa, invece, obiettivi specificamente rivolti ai temi di inclusione.

Il fatto che molte delle organizzazioni considerate capiscano di avere a che fare con un impegno duraturo nel tempo rappresenta, infine, un segnale estremamente positivo: il 42% del campione fissa, infatti, i propri obiettivi oltre il breve termine, conferendo alla propria visione strategica un respiro pluriennale.

Il Sole 24 Ore, partner esclusivo di pubblicazione, ha dedicato un articolo ai risultati della prima edizione della nostra ricerca

Per ricevere una copia del white paper, potete contattare: concetta.cardamone@lundquist.it

Concetta Cardamone
Sustainability & Communications Consultant

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